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Amelia, una città antichissima

Terre d'Umbria
11 Dicembre 2012

Amelia, una città antichissima




Dietro mura ciclopiche, arroccata sulla sommità di un fertile colle, Amelia custodisce tesori di arte e di storia.

Si chiamava Ameria e la sua storia si perde nella notte dei tempi. Plinio racconta che fu restaurata più di 900 anni prima della guerra contro Perseo, cioè nel 1134 a.C. Dunque città italica, umbra e poi romana, fiorì nel Medioevo, nell’età delle signorie e nei secoli a seguire. E oggi, forte della sua splendida posizione elevata, su un poggio fra le belle valli del Tevere e del Nera, circondata da una fertile campagna nota fin dall’antichità per le sue mele “terapeutiche”, le pere e i salici, Amelia continua a essere un dinamico centro agro-alimentare, ma anche un’affascinante cittadina carica di arte e di storia. 

 

Le grandi mura

Una cinta muraria imponente la racchiude tutta: sono monumentali mura poligonali, romane e poi medioevali che cingono l’abitato per circa 2 km. Mura ciclopiche, le chiamano, perché alte 8 metri e formate da poderosi massi perfettamente incastrati fra loro a secco e sprofondati nel terreno per diversi metri. Mentre più su, nella parte alta dell’acropoli, a testimonianza di un’antica grandezza che si è rinnovata nei millenni, ancor oggi si estende per qualche decina di metri una cinta muraria presumibilmente del VIII o VII secolo prima di Cristo: grandi blocchi non levigati, solidi, ma irregolari e di fattura evidentemente più primitiva. 

Entrando in Amelia

Ancor oggi si accede alla città attraverso quattro delle antiche porte. Altre due non più utilizzate, monumentali e coeve alle mura poligonali, sono le porte da cui in epoca romana si dipartivano le antiche strade e, naturalmente, sono di notevole interesse storico e archeologico. Ma oltre le mura, la città rivela un’inaspettata ricchezza di testimonianze di epoche storiche diverse, stratificazioni successive che nulla hanno sottratto al pregio delle opere che le hanno precedute, ma al contrario hanno contribuito a creare quella particolare armonica giustapposizione di stili che caratterizza la città. 

 

I palazzi gentilizi

Da Porta Romana, la principale porta di accesso, le strade sono un continuo sali scendi, ma la fatica è ampiamente ricompensata dalla piacevolezza dell’assetto urbano e dalle belle architetture che lo caratterizzano. Sono tanti e tutti di notevole fattura i palazzi rinascimentali che popolano il centro storico e che fra il cinque e seicento la connotano come centro tardo-manieristico tanto da poter esere definita “una piccola Roma”. Palazzo Farattini, commissionato nella seconda metà del ‘500 al giovane Antonio da Sangallo, con saloni dal soffitto a cassettoni, stemmi e scene di soggetto mitologico. Palazzo Petrignani, ora di proprietà comunale e aperto al pubblico, che vanta al piano nobile belle decorazioni e affreschi cinque e secenteschi di scuola locale. E poi ancora il quattrocentesco palazzo Nacci, dal bel portale e dal cortile con l’elegante loggetta, palazzo Venturelli, palazzo Clementini, palazzo Boccarini… Infine il Palazzo Comunale, semplice nel suo aspetto esterno, ma riccamente decorato nelle sale del consiglio. 

…e le chiese

Non è certo da meno il patrimonio architettonico delle chiese amerine che, al loro interno, svelano un’inaspettata ricchezza di decorazioni, arredi e opere d’arte. Prima fra tutte, nella parte più alta di Amelia, il Duomo che, dell’originale struttura dell’anno 1050, mantiene ancora il poderoso campanile dodecagonale, mentre la basilica, devastata da un incendio, fu completamente ricostruita nel ‘600 e conserva ancora al suo interno una gran ricchezza di tele, affreschi e opere, in particolare del tardo manierismo. Acconto al Duomo, spicca la facciata quattrocentesca della chiesa di Sant’Agostino col suo magnifico portale gotico a ogiva, mentre l’interno, rinnovato nel ‘700, conserva begli affreschi neoclassici e tardo barocchi di Francesco Appiani. Poco oltre, per via Posterola, si arriva a S.Magno, annessa ad un convento benedettino già attivo nel ’200. Procedendo per via Cavour si raggiunge invece la chiesa di S.Monica e la chiesa del Crocifisso, anch’essa del ‘200. Più in basso, in Pza Vera, la chiesa di S.Francesco anch’essa costruita alla fine del XIII secolo e poi ammodernata in forme tardo barocche, conserva ancora della sua epoca la facciata con portale e il bel rosone. 

Tesori preziosi

Nell’attiguo ex collegio Boccarini, che già fu convento francescano, sono ora ospitati il museo archeologico e la Pinacoteca. Nella bella struttura dove sono ancora visibili i resti delle antiche celle, sono conservati reperti fra i più preziosi di epoca romana, lapidi, are, busti e capitelli, in particolare del primo secolo d.C, ma fra tutti spicca l’eccezionale statua bronzea di Germanico. I reperti di epoca romana non sono certo l’unico tesoro della città. Nelle chiese di Amelia sono presenti organi storici di notevole valore: presso S.Magno, un organo secentesco a doppia tastiera; in S.Agostino, un altrettanto raro esemplare settecentesco. Strumenti di estremo valore, che denotano la grande attenzione che la città ha sempre riservato all’arte in ogni sua forma. Ed ecco che ogni anno a maggio, orami da 38 anni, Amelia ospita per tutto il mese un festival internazionale di organo e musica antica. 

 

…e reperti stupefacenti

Ma non si può lasciare Amelia senza aver visitato le cisterne. Una grandiosa opera idraulica dell’ingegneria romana del I secolo a.C. che si trova sotto Pza Matteotti. Sono dieci enormi ambienti contigui, invasi impermeabili, comunicanti fra loro, edificati nel tempo in cui Amelia era diventata municipio romano e quindi veniva dotata di tutti quegli elementi urbanistici che caratterizzavano quella civiltà. Sono profonde quasi 8 metri sotto il livello della strada che le sovrasta e costituiscono un complesso idraulico impressionante alimentato attraverso i pozzetti (o lumina) in cui era convogliata l'acqua piovana. Reperti straordinari di una civiltà che non finisce di stupire.

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