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A Bevagna, la storia si fa per strada

Terre d'Umbria
07 Giugno 2013

A Bevagna, la storia si fa per strada




Il sapere e il gusto del medioevo al Mercato delle Gaite di Bevagna in una coinvolgente e ormai espertissima mise-en-scène lunga dieci giorni, preparata con cura e passione. Protagonisti: le arti e i mestieri che hanno fatto la fortuna del borgo umbro ma, in primo luogo, gli abitanti della città.

Anticipato da varie manifestazioni annuali, torna dal 20 al 30 giugno 2013 il Mercato delle Gaite di Bevagna (PG). Da oltre vent'anni i suoi abitanti si lasciano coinvolgere - e, anzi, partecipano con crescente passione - nella manifestazione che intende offrire una ricostruzione storica il più fedele e convincente possibile della vita medioevale dell'antico borgo. Perché, a dispetto dei luoghi comuni che descrivono il Medioevo come un momento di oscurantismo, esso fu invece periodo di grandi mutamenti, di spinte a migliorare la vita delle comunità attraverso il lavoro, i commerci e gli scambi.

Consapevoli di vivere in un ambiente privilegiato, crocevia naturale di arte e saperi antichi, di monumenti e spazi incantevoli, nel 1989 i bevanati decisero di regalarsi e regalare ai visitatori una festa - il Mercato delle Gaite, appunto - così da condividere con gli altri una tradizione del fare che aveva posto le basi per le fortune della città.
Col tempo la rievocazione si è affermata e si è arricchita di contenuti grazie all'opera di tanti volontari, di artigiani e di alcuni responsabili (i "consoli” di antica memoria), tanto da venir considerata oggi far le più importanti e attendibili rievocazioni medievali dell’intero panorama europeo. E non a caso, dunque, le è stato assegnato nel 2011 il premio “Italia Medievale”.

 

Un filologico divertimento

Obiettivo della manifestazione è di far rivivere la quotidianità degli abitanti del borgo nel periodo compreso tra il 1250 e 1350, tenendo fede alle informazioni sulla vita politica, amministrativa, economica e sociale ricavate da un'analisi accurata dello Statuto cinquecentesco del Comune. Sempre dallo Statuto si sono ottenute preziose annotazioni circa le modalità e le tecniche di produzione dei prodotti locali, il funzionamento dei forni e dei mulini, l'organizzazione di alcune botteghe, la vendita di determinate merci regolata da precise norme igieniche, il ricorso a pesi e misure particolari...
Tutto questo viene riproposto ai giorni nostri, grazie all'interpretazione corale degli abitanti delle quattro gaite, ovvero i quartieri in cui oggi come allora si divide la città (il termine gaita deriva dal longobardo watha, ovvero "posto di guardia").
Per dieci giorni le gaite San Giorgio, San Giovanni, San Pietro e Santa Maria rivaleggiano tra loro, impegnate a re-interpretare al meglio il ruolo rivestito in tempi lontani.
Animate da un sano spirito di competizione e da un appassionato senso di appartenenza, le gaite partecipano alle quattro gare del Mercato, dei Mestieri, di Gastronomia e di Tiro con l'arco (gli arcieri bevanati erano mitici). Una giuria di super esperti è chiamata a giudicare l'attinenza storica delle rappresentazioni e a decretare la gaita vincente, che riceve in dono il palio della vittoria in chiusura di manifestazione.

 

Fervono le attività

Per dieci giorni, quindi, Bevagna si tuffa nel suo passato remoto, in un clima di contagiosa operosità: le botteghe dei mestieri medievali riaprono e riprendono le attività. Si torna a produrre carta bambagina dagli stracci, fili di seta ritorti nel torcitoio, le candele "duplero" dalla doppia fiamma, si coniano il "Cortonese" e il "Perosino" e le strade si popolano di bevanati che, con indosso abiti d'epoca, mangiano, lavorano, giocano e ballano come i loro antenati.
Il momento forse più significativo è il mercato che dalla piazza principale si inoltra lungo le strade delle quattro gaite. Gli allestimenti sono rispettosi delle tradizioni. Apparentemente poveri, sono spesso molto accurati sia nel rigore storico, sia nella ricerca di proposte particolari che differenzino e diano identità ad ognuno dei quattro rioni. L’offerta è varia e articolata: dai prodotti della terra, rigorosamente locali, alle proposte di artigianato. Il mercato è un tripudio di colori, di idee, di proposte. E poi le bancarelle, il rumore delle botteghe dove il visitatore può trovare stoffe, oggetti in cuoio, vimini, cordami, carta, ferro battuto, rame ma anche formaggio, pesce, pane e focacce appena sfornate...
Nelle taverne e nelle locande, poi, è possibile godere di sapori insoliti e dimenticati: vengono servite autentiche ricette medievali, ricavate rigorosamente da ricettari antichi e prive di qualsiasi ingrediente che ne possa "contaminare" la storicità.

Una concentrazione sui particolari e sulla storia che si traduce in una grande attenzione anche verso il turista colto e qualificato: Bevagna riesce così a coniugare il rigore della ricostruzione con la gradevolezza dell'accoglienza turistica, la ricerca filologica con lo spettacolo e la cultura.

 

Il territorio

BEVAGNA sorge ai margini della vasta valle umbra, alle estreme propaggini dei Monti Martani, una pianura fertile e coltivata, bagnata dal Clitunno. Nata sull'antica via consolare Flaminia, fu la prima città umbra (e in seguito fiorente municipio romano di Mevania) ascritto alla tribù Aemilia. Mevania ricoprì una posizione centrale nella viabilità romana che, insieme ai fiorenti scambi commerciali mediante le sue vie fluviali, ne determinò lo sviluppo fino al III secolo d.C. Nel 774 entrò a far parte dello Stato della Chiesa e dopo il 1000 si costituì in libero Comune tenuto dai Consoli. L'aspetto odierno è sicuramente il frutto dello sviluppo medioevale.

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