Festa Monini: Colori, suoni e sapori dell'Umbria

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Sulle tracce del Perugino

Terre d'Umbria
03 Febbraio 2014

Sulle tracce del Perugino




Un itinerario d’arte e natura, per riscoprire le bellezze del nostro Paese.

Spesso accade che un bel dipinto, un paesaggio sereno, un capolavoro dell’arte o la bellezza della natura ci facciano dimenticare la fatica del quotidiano e ci permettano di provare, o ritrovare, quell’emozione pacata, ma intensa che allarga lo spirito e il cuore. E allora, perché non concedersi questo respiro dell’anima? Viviamo in un Paese ricchissimo di bellezze d’arte e natura e basta un breve stacco dalla routine per rigenerarsi! Ecco allora una proposta: un itinerario semplice e per niente faticoso, tutto raccolto fra Perugia e Città della Pieve, fra i paesaggi armoniosi e le dolci colline che ispirarono il Perugino, alla scoperta delle sue opere frale città, i borghi e nelle pievi della sua terra.

Il “divin pittore”. Un maestro del Rinascimento, cresciuto alla bottega del Verrocchio insieme ai migliori talenti della seconda metà del ‘400, aveva a sua volta aperto non una, ma due botteghe, una a Firenze e una a Perugia, ed ebbe fra i suoi discepoli Raffaello. La sua pittura, fatta di trasparenze e armonie di colori e di luci, fu tanto apprezzata dai suoi contemporanei che, come racconta il Vasari, “vennero molti di Francia, di Spagna, d'Alemagna e d'altre province per impararla". E ancor oggi le sue opere sono esposte ovunque nel mondo, dalla National Gallery di Londra al Louvre, dal Metropolitan di New YorK all’Ermitage di San Pietroburgo.

Ma è proprio qui, in Umbria, che le possiamo apprezzare meglio. Perché in questa terra sono nate e qui, dove il tempo a volte sembra essersi fermato in un infinito presente, ogni colore, ogni linea d’orizzonte nel dipinto sembra intrecciare un dialogo con l’armonia del paesaggio, con il morbido susseguirsi delle colline, il tranquillo specchio del Trasimeno e perfino con i profumi e gli odori della terra.

A Perugia, presso la Galleria Nazionale dell’Umbria, sono raccolte molte delle sue opere a cominciare dalla sua prima commissione per alcune tavolette della cosiddetta “nicchia di S.Bernardino” dove, nella costruzione delle scene e nell’architetture, si riconosce chiara l’influenza di Piero della Francesca, alla Adorazione dei Magi, un’opera giovanile dal disegno molto marcato secondo l’uso della bottega del Verrocchio. Fino al Polittico di Sant'Agostino, l'ultima grandiosa opera della maturità dove alla centralità delle figure corrisponde uno sfondo paesaggistico essenziale, morbido e semplificato e dove i colori si stemperano in delicate trasparenze.

Ma è al Collegio del Cambio, proprio accanto alla galleria, che troviamo il capolavoro che rese celebre il Perugino fra i suoi contemporanei e massimamente fra gli altri grandi artisti dell’epoca: il ciclo di affreschi della sala delle udienze. Il tema trattato è la concordanza fra sapienza pagana e sapienza cristiana, la rappresentazione ricca quindi di simbolismi colti e classici, ma anche di decorazioni fantastiche e di grottesche sulla volta. Lo stile pittorico è maturo, il disegno non più marcato, i colori vivaci, ma armonicamente accostati, la luce chiara, pulita. Dietro alle figure eleganti e dolcemente tornite, il paesaggio è morbido, armonico e semplificato: non ricorda più gli sfondi leonardeschi di alcune opere giovanili, ma le pacate atmosfere, le luci, i colori e i silenzi della campagna umbra.

Dopo tanta arte, sarà bello immergersi nella natura e nel paesaggio che tanta grazia hanno ispirato. Uscendo da Perugia, possiamo allora inoltrarci lungo le belle strade che conducono nei tanti piccoli centri umbri che sempre rivelano tesori nascosti.
E da Spello ad Assisi, da Foligno a Bettona, da Trevi a Montefalco del Maestro Pietro Vannucci, detto il Perugino, di tesori ce ne sono molti.
Noi però preferiamo seguire il percorso che forse lui stesso seguiva nei suoi numerosi spostamenti fra la Toscana e Città della Pieve, sua città natale. Imbocchiamo allora la strada statale che in meno di un’ora, in un alternarsi di campi coltivati, oliveti e boschetti di lecci ci conduce fino al bel borgo appoggiato in cima alla collina e cinto da mura.
Conviene parcheggiare fuori le mura e addentrarsi nel centro storico a piedi. Inoltrandosi fra i vicoli medioevali -è qui il vicolo più stretto d’Italia, si chiama Baciadonne, si apre da Via Vannucci ed ha una larghezza che varia fra i 50 e i 60 cm.
Vagando fra queste stradine ritorte ben presto ci si sentirà di appartenere noi stessi ad una storia antica, ma mai lontana e, in quel labirinto di camminamenti ci si potrà perdere fantasticando di incontrare dietro qualche angolo suggestivo una graziosa dama o un baldanzoso messere.

Davvero emozionanti e immutati nel tempo sono i meravigliosi scorci che improvvisamente appaiono dalle terrazze e dai belvederi. Il panorama dalla collina di Città della Pieve è uno dei più ampi e ariosi dell’Umbria. A sud è aperto fino al Monte Cimino, il Peglia e i Sibillini; verso est si estende sulla Valle del Nestore e al Subasio; a nord oltre i colli che circondano il Trasimeno e il massiccio del Pratomagno. Sono questi i paesaggi che hanno ispirato il Perugino! Da qui la luce vivida dei suoi dipinti!
Dal Belvedere della Torre del Vescovo si arriva al Trasimeno e alla Valdichiana, e a guardar bene è lo stesso paesaggio che ritroviamo nell’adorazione dei Magi presso l’oratorio di Santa Maria de’ Bianchi, poco lontano qui in città. Dal Belvedere di via Garibaldi si arriva con lo sguardo fino ai monti che circondano il lago di Bolsena e da quello della via del fango si domina tutta la vallata.

Nella sua città il Maestro ha lasciato tante opere. oltre alla già citata Adorazione dei Magi, non sono da perdere la Vergine in gloria e Santi Gervasio, Pietro, Paolo e Protasio e il Battesimo di Cristo nella Cattedrale e l’affresco di Sant’Antonio Abate tra i Santi Paolo Eremita e Marcello nella trecentesca chiesa di San Pietro, posta al limitare delle mura.

Prima di lasciare la città, però, concediamoci anche un momento di riposo e di ristoro perché anche la gola vuole la sua parte. Qui, come in tutta l’Umbria il tartufo la fa da padrone e anche lo zafferano è annoverato fra le tipiche produzioni locali. Non perdiamo dunque l’occasione di gustare qualche gustoso in una della tante e ottime taverne o trattoria che la città offre e che spesso accolgono il visitatore in ambienti molto gradevoli, locali antichi e persino affrescati!

Allontanandoci dal centro dell’abitato, scenderemo a valle riprendendo la strada che ci riporta verso Perugia, ma abbiamo ancora in programma un paio di soste. La prima comporta una piccola deviazione a Panicale, un piccolo borgo medioevale adagiato sulle colline che guardano il Trasimeno. La deviazione è quasi d’obbligo perché la strada fra boschi di lecci e castagni è piacevolissima e il borgo, antichissimo, conserva intatta la struttura urbanistica e architettonica originaria. Qui, è conservata un’altra importante opera del Perugino, il Martirio di San Sebastiano, nell’oratorio dell’omonima chiesa. Il tema è ricorrente fra i quadri del Vannucci che non disdegnava il riutilizzo dei medesimi cartoni dato che, in conformità con il gusto del tempo, la qualità eil valore delle opere non risiedeva tanto nell’invenzione creativa o compositiva quanto nella maestria e raffinatezza pittorica.

Poco oltre, la seconda sosta: Fontignano, un borghetto ancora più piccolo. Ma è qui che Pietro Perugino passò gli ultimi anni della sua vita. Forse fuggiva la peste che infestava le città. Ma proprio di peste comunque morì nel 1523. Ed è sepolto qui. Uno dei pochi grandi le cui ossa non riposano in importanti abbazie o in cimiteri spesso visitati. E qui a Fontignano c’è anche il suo ultimo lavoro: una Madonna con Bambino, purtroppo molto rovinata e poi restaurata, forse realizzata con lo stesso cartone di quella nella chiesa di Santa Maria Maggiore di Spello.

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