Festa Monini: Colori, suoni e sapori dell'Umbria

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Lungo la via Flaminia

Terre d'Umbria
31 Luglio 2014

Lungo la via Flaminia




Ripercorrere un’antica strada romana per scoprire una storia antica, ma che ancora vive accanto a noi.

Era la strada che collegava Roma a Rimini. Il Tirreno con l’Adriatico, su verso i territori del nord. Iniziava vicino al Campidoglio, seguiva il tracciato dell’attuale Via del Corso e poi, risalendo la valle del Tevere, entrava in Umbria presso Orticoli (la romana Ocriculum), attraversava l’intera regione e proseguiva nelle attuali Marche fino in Romagna.
Ne aveva avviato la costruzione il console e censore Gaio Flaminio Nepote nel 220 a.C. per collegare le due sponde della penisola, facilitare i commerci e più tardi anche gli spostamenti delle legioni ed è impressionante notare come ancora oggi il suo tracciato corrisponda a quello delle attuali più importanti vie di comunicazione dell’Italia centrale.

Adesso come allora
Anche oggi il tracciato è quasi lo stesso di allora. Ma i romani avevano predisposto due ramificazioni. La vecchia e nuova Flaminia rispondevano a esigenze diverse: l’una, che passava per Bevagna, era l’antica strada militare, l’altra, che attraversava e attraversa Spoleto, era dedicata ai commerci e agli spostamenti di routine.
In Umbria, le due ramificazioni formano una sorta di anello. Percorrendolo, da sud a nord lungo il lato orientale e poi tornando dal ramo occidentale, possiamo organizzare uno splendido tour di grande interesse archeologico.

Otricoli, porto fluviale
Al confine col Lazio, l’antica Otricoli, da sempre alleata di Roma, si stendeva lungo la via consolare nei pressi di una grande ansa del Tevere e di un importante porto fluviale. Una posizione strategica per i commerci che le permise un grande sviluppo sia in epoca repubblicana, sia imperiale. Di questa bella città romana, lungo la Flaminia, in un’area archeologica fra le più importanti dell’Umbria, sono ancora ben visibili i principali monumenti. A circa 1 km dall’attuale centro abitato, in un parco archeologico di circa 36 ettari, nel verde, tra querce e viti “maritate”, si trovano i resti di un grande teatro, una monumentale struttura ad arcate che sosteneva probabilmente un tempio o un edificio pubblico, un anfiteatro parzialmente scavato nella roccia, il foro, le terme del II sec d.C. e alcuni monumenti funerari. Non lontano, all’Antiquarium, un casale costruito sopra una grande cisterna romana, sono esposti importanti reperti provenienti dagli scavi.
Il momento migliore per le visite è senz’altro tra aprile e settembre, quando sia il parco archeologico che Antiquarium sono aperti tutti i sabati e le domeniche e organizzano anche visite guidate. Negli altri giorni o periodi dell’anno è invece consigliabile prenotare o quantomeno verificare gli orari d’apertura (cell. 329 9482481).

Verso Narni
Proseguendo lungo la via consolare si passa presso l’imponente ponte di Augusto che all’epoca scavalcava il fiume Nera con possenti arcate rivestite di travertino, e si raggiunge Narni, l’antica Narnia, che, posta su uno sperone di roccia a dominare la valle del Nera, fu nodo stradale di fondamentale importanza per Roma.
Qui la Flaminia si divide: il percorso occidentale conduce a Carsulae, Massa Martana (la romana Statio ad Martis) e Bevagna (Mevania), mentre il ramo orientale scende verso Terni (Interamna Nahars), regalandoci dei bellissimi panorami sulla pianura ternana, prima di raggiungere Spoleto (Spoletium).

A Spoleto
Una sosta qui è d’obbligo. La città è antichissima. Le mura ciclopiche, ben visibili nella zona della Rocca, sono di centinaia d’anni prima di Cristo, alcuni archeologi dicono addirittura oltre mille. Ma nel terzo secolo a.C. Spoleto divenne romana e di questa parte della sua lunga storia sono moltissime le vestigia.
Il teatro, che ancora offre la sua suggestiva cornice agli spettacoli del Festival dei Due Mondi, l’arco di Druso, la ricca dimora della madre di Vespasiano, in cui ben si riconoscono la struttura, le stanze (i cubicula), i mosaici pavimentali, tracce delle decorazioni murarie. E poi, più tardo, il simbolo della città: il Ponte alle Torri, l’antico acquedotto romano-longobardo che con i suoi oltre 80 metri d’altezza e 230 di lunghezza è il ponte antico più imponente e alto d’Europa.

La città romana
Ma chi vuole cercare con attenzione, potrà scoprire altre tracce dell’antica Spoletium. La via Flaminia entrava in città attraverso l’arco di Morterone, la porta più antica che, pur se parzialmente interrata, accoglie anche oggi i visitatori nel centro storico. Fuori le mura, sotto l’attuale piazza Garibaldi, sono ancora visibili due arcate del ponte antico sulla Flaminia detto “sanguinario” perché nei pressi vi si martirizzavano i cristiani.
Nel centro storico, l’attuale piazza del mercato era il foro della città da cui si dipartivano il “decumano massimo”, ora via del Municipio, del Mercato e Plinio il Giovane, e il “cardo”, via dell’arco di Druso che proseguiva fino alla Flaminia.
Di epoca paleocristiana è la chiesa di San Salvatore (IV sec.). Sacrale, suggestiva, porta ancora tracce di quel gusto e quella cultura che stava ormai svanendo nella storia. Ma la leggenda più antica a Spoleto è conservata nel nome di una torre, la Torre dell’Olio, chiamata così in ricordo della strenua difesa di Roma che fecero gli abitanti di Spoletium quando, gettando olio bollente contro l’esercito cartaginese, misero in fuga Annibale che rinunciò così a conquistare l’Urbe.

Al museo archeologico di Nocera
Da Spoleto l’antica strada consolare conduce verso Nocera Umbra dove, per lo scopo del nostro viaggio, vale senz’altro la pena visitare il sito archeologico di epoca romana in località Le Spugne e il museo archeologico.
Nella sezione dell’epoca romana sono esposti molti materiali provenienti dagli scavi della zona, fra cui importanti iscrizioni di carattere pubblico, un eccezionale apparato decorativo di stucchi del complesso residenziale di età romana di Campodarco-Zingaretti e un plastico del segmento viario della Flaminia che, grazie anche all’ausilio di supporti multimediali, permette di meglio visualizzare il percorso, le infrastrutture, i numerosi ponti romani, le possenti sostruzioni, i resti di “stationes”.

Verso nord
Prima di entrare nelle Marche, la strada portava a Sigillo (Sillium) e poi Gualdo Tadino (Tadinum), dove recenti scavi hanno portato alla luce cinque complessi edilizi: le terme pubbliche, il foro civile con adiacente area sacra, un'area di mercato ed una grande domus. Tutti visitabili.
Proseguendo verso le Marche, nel tratto fra Gualdo Tadino e Fossato di Vico (Vicus Helvillum), la strada mantiene ancora l’aspetto antico, piacevole, fiancheggiata come è da bei filari di querce, ma l’ultima parte dell’antico percorso si disperde in stradine e sentieri non molto utilizzati.

Il ritorno
Ritornando, quindi, sui nostri passi si raggiunge nuovamente Nocera e poi l’attuale S. Giovanni Profiamma, il luogo in cui anticamente il tratto occidentale della Flaminia si riuniva a quello orientale.
Da qui si prosegue verso Bevagna, che conserva tuttora intatto l’originario reticolo viario della romana Mevania, attraversata dalla Flaminia, che anche qui come a Spoleto, ne costituiva il decumano massimo.
Proseguendo verso sud s’incontrano poi un ponte, detto del Diavolo, presso l’Osteria del Bastardo; più oltre, il ponte Fonnaia, dall’imponente struttura atta a superare una profonda forra; una catacomba…

Intorno a Massa Martana
Seguendo un percorso oggi secondario, ma che un tempo doveva essere molto frequentato, si arriva a Massa Martana, l’antica Vicus ad Martis (città dedicata al dio Marte) che sorgeva su crocevia di strade che collegavano la Flaminia Vecchia, quella “militare”, alla Via Amerina, verso Tuder, l’odierna Todi.
Nei pressi della città, intorno alla chiesa di S. Maria in Pantano, da qualche anno sono in corso degli scavi che hanno rivelato la presenza di un grande centro sviluppato intorno al 220 a.C., per circa 400 m lungo l’asse sud-nord della Via Flaminia, in un’area vasta oltre 150.000 m2.

Da Acquasparta a Carsulae
L’antica Flaminia, la strada delle legioni, procede in modo quasi esclusivamente rettilineo, superando corsi d’acqua e asperità con strutture a volte imponenti. Ma l’area più ricca e decisamente da non perdere è sicuramente il sito archeologico di Carsulae.
In questa antica città la cui prosperità e il declino sono legati alle sorti della via Flaminia, gli scavi durati oltre vent’anni hanno permesso di portare alla luce buona parte del foro, il teatro e l'anfiteatro, un lungo tratto della Via Flaminia e alcune tombe monumentali. È possibile visitarla in tutti i mesi dell’anno, attività didattiche e anche percorsi tematici per i più piccini.

È l’ultima tappa del nostro percorso. A pochi kilometri da qui le due ramificazioni della Flaminia si incrociano nuovamente a Narni. E dopo tanta storia e cultura, la natura rivendica prepotente la sua parte di attenzione: oltre il ponte di Augusto si apre impareggiabile e selvaggia la valle del Nera.

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