Festa Monini: Colori, suoni e sapori dell'Umbria

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Capodanno in jazz

Terre d'Umbria
02 Dicembre 2014

Capodanno in jazz




A Orvieto, la 22ma edizione dell’Umbria Jazz Winter Festival

Umbria e Jazz. Un incontro magico. Un’alchimia sottile e profonda lega questi due mondi fin da quell’esordio spontaneo e itinerante nell’estate del ’73, quando ogni sera la musica si spostava per l’Umbria, di città in città. Il successo fu travolgente, quasi incontrollato come se qualcosa nei luoghi, nella gente, ispirasse gli artisti, nutrisse la musica.
Con gli anni il festival diventò un appuntamento fisso dell’estate perugina: grandi nomi, grande musica, grande pubblico. Ma Perugia e l’estate non bastavano. Questa musica e questa terra volevano di più. E allora, nel ’93, a Orvieto, nasce Umbria Jazz Winter Festival e il jazz diventa inequivocabilmente parte integrante della storia dell’Umbria.
Negli anni il Festival ha ospitato i più grandi artisti: da Dizzy Gillespie a Sam Rivers, da Herbie Hanckok a Miles Davis, BB King o Lionel Hampton e poi ancora Gilberto Gil, Carlos Santana, Chick Corea o Brad Mehldau, Sonny Rollins, Miriam Makeba, Sting, Joao Gilberto e tanti altri non meno noti, non meno eccezionali, ma troppi per essere citati tutti.


Una sei giorni d’emozioni
E anche quest’anno, a Orvieto, molti sono i nomi importanti in programma. Fra il 27 dicembre e il 1 gennaio, nella magica cornice della città medioevale, nei palazzi trecenteschi, fra gli archi possenti del palazzo dei sette, nel Palazzo del Popolo o nei teatri, risuoneranno le note di Joe Lovano, Chris Potter, Anat Cohen, Davell Crawford, Jonathan Batiste, Paolo Fresu, Danilo Rea, Fabrizio Bosso, Chiara Civello, Nicola Conte, Tullio De Piscopo, Giovanni Guidi e i Quintorigo. Grande jazz, a tutto campo, ma anche blues, gospel, soul a ogni ora del giorno, fino a tardissima notte.


Orvieto come New Orleans
A Orvieto, durante il Festiva la musica è ovunque, nelle strade e nelle piazze dove scivola estroversa e immediata, senza ripensamenti; si fonde col colore e con la danza, musica da vedere oltre che da ascoltare.
Come un pifferaio magico la marching band dei Funk Off trascina la gente per le belle vie medievali reinterpretando con grande senso dello spettacolo la formula della street band. Ma il sound della città della Louisiana è anche nelle performance del settetto diretto da Don Vappie e Evan Christopher, dei Blues Express di Patrick Williams, della Road Home Band di Cynthia Bland, o della band di Dawell Crawford, il “Principe di New Orleans”, che interpreta questa tradizione anche in chiave gospel e R&B.


Musica d’autore
Musica d’autore e intrattenimento di qualità, jazz impegnato e spettacolo. Il festival sa assumere dimensioni diverse a seconda dei luoghi e dei momenti della giornata. Nei teatri, la riflessione, la ricerca, l’innovazione. La musica cerca se stessa e percorre nuove vie raffinate ed emozionanti.
Ed ecco che, a cinquant’anni dall’uscita di un capolavoro assoluto come “A Love Supreme” di John Coltrane, il quintetto di Joe Lovano e Chris Potter ne fa rivivere le magiche note. I Quintorigo con Roberto Gatto offrono un sentito, onesto, filologico e sperimentale ringraziamento all’indimenticabile Frank Zappa.
Mentre il virtuosismo espressivo di Anat Cohen, clarinettista e sassofonista, si esprime nelle coinvolgenti sonorità brasiliane di Chiaroscuro, e Jonathan Baptiste, giovane promessa del jazz americano affascina il pubblico con il suo talento istrionico.


Omaggio a Sellani
Ma il grande protagonista di quest’edizione del winter festival è il jazz italiano, con tutta la sua carica di fantasia e creatività.
I musicisti, tutti di chiara fama, sono tanti e quasi sempre impegnati in diversi progetti. Maestri che hanno fatto la storia del jazz italiano come Paolo Fresu e Danilo Rea suonano in duo, ma anche con l’eclettico pianista cubano Omar Sosa, o l’italianissimo Daniele Di Bonaventura.
Fabrizio Bosso, alla tromba, si presenta con Luciano Biondini, ma anche con il quartetto di Julian Oliver Mazzariello. Gianluca Petrella, fra i più dotati trombonisti jazz di tutto il mondo, si esibisce con il pianista umbro Gianni Guidi.
La voce calda e vibrante di Chiara Civello, accompagnata da Nicola Conte, interpretà brani di artisti simbolo della scena musicale italiana in una versione in cui si mescolano northern soul, bossa nova, jazz e pop. E sarà debutto per il giovane Ainé, uno dei più apprezzati nuovi talenti della musica italiana e unico rappresentante in Italia del contemporary rithm and blues.
Il momento più emozionante, però, sarà l’omaggio che Danilo Rea, Massimo Moriconi e Tullio De Piscopo tributeranno a Renato Sellani, il maestro, padre del jazz italiano, che ci ha recentemente lasciati dopo averci regalato per anni le indimenticabili emozioni dei suoi straordinari concerti.


La notte di capodanno
Per sei giorni, a Orvieto, la musica non conosce limiti né orari; un’esperienza continua di piacere e allegria che culmina nella grande kermesse di festeggiamenti per l’anno nuovo. Per tutto il giorno, lungo le vie e nelle piazze, i Funk Off sorprenderanno i visitatori con l’improvviso assolo di un sassofono o l’inaspettato dilagare di un nuovo ritmo ed è da non perdere il loro show on stage la notte di Capodanno.
Ma le strade non bastano. I Jazz lunch, jazz dinner o jazz wine and gourmet sono momenti in cui la musica irrompe nella convivialità e la trasforma in qualcosa di prezioso e memorabile. All’Altarocca Lounge di Palazzo del Popolo e al Palazzo dei Sette imperdibile appuntamento la sera di Capodanno con il cenone, e il “noncenone”, a suon di buona musica. Ed anche al Ristorante San Francesco, nei suggestivi spazi del duecentesco convento francescano, il gran cenone di fine anno sarà consumato a suon di jazz.
Il pomeriggio di Capodanno, la location d’eccezione sarà il magnifico Duomo, gioiello e simbolo di Orvieto. Qui si celebrerà la Messa della Pace con i canti gospel del gruppo di Dawell Crawford, all’insegna della tradizione musicale di New Orleans. Espressione e sintesi di culture e religiosità diverse che grazie alla musica si incontrano rendendo indimenticabile l’esperienza.

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