Festa Monini: Colori, suoni e sapori dell'Umbria

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Ancora una volta.. Festival

Terre d'Umbria
08 Giugno 2015

Ancora una volta.. Festival




Dal 26 giugno al 12 luglio, nei teatri, nelle chiostri e nelle piazze della bella città umbra, il respiro internazionale del Festival dei 2mondi

“Un appuntamento antico che si rinnova, mai eguale tuttavia, se non nei luoghi e nell’amore per ciò che è bello. Un appuntamento per ritrovarsi nel suono delle voci e delle musiche, per perdersi nel gridio delle rondini alto sulle piazze, in questi vicoli d’ombra e di sole.” Così Giorgio Ferrara, al suo ottavo anno di direzione artistica del Festival, presenta la 58° edizione di questa straordinaria kermesse internazionale delle grandi arti della scena. Un’altra volta Spoleto si apre al mondo e ospita nelle sue piazze, nei suoi teatri d’opera, nelle chiese sconsacrate e nei chiostri, nel teatro romano o alla rocca, l’eccellenza artistica dei palcoscenici di tutto il mondo.

Arte, opera, teatro, musica, danza dai due mondi. Due: di qua e di là dall’Atlantico. Questo, quando nel secondo dopoguerra il maestro Menotti ideò il festival, ma molti più mondi, o forse un solo grande universo globale, oggi. Un universo che nell’arte può riconoscersi e ritrovarsi come testimonia il gemellaggio che si inaugura in quest’edizione fra il Beiteddine Art Festival, da trent’anni uno dei più celebri eventi culturali mediorientali, e il Festival di Spoleto; un gemellaggio che è collaborazione concreta per una nuova piattaforma artistica comune per Medio Oriente e Europa. Perché la cultura, questa cultura, è anche coraggio, volontà di superare i limiti imposti, capacità di immaginare nuove dimensioni.

Il Festival di Spoleto ha il sostegno di chi fortemente crede nella efficacia e nel coraggio della cultura, di chi condivide la stessa passione per l’arte, la bellezza e il talento. E Monini anche quest’anno, sarà al fianco del Festival sostenendo l’arte della danza. Al Teatro Romano, con il Gala Dans les Pas de Noureev, il Ballet du Capitole de Toulouse farà rivivere le coreografie di Rudolf Nureyev, in un viaggio attraverso i più importanti momenti del suo repertorio: dall’atto "delle ombre" della Bayadère, suo vero testamento artistico ai passi a due da La bella addormentata nel bosco e da Romeo e Giulietta, per arrivare a un vero banco di prova della tecnica classica come il passo a tre detto "del cigno nero" dal terzo atto del Lago dei cigni e chiudere con il micidiale pas de deux dal terzo atto di Don Chisciotte. A Shizen Kazama, giovanissima promessa che ballerà nel ruolo del principe Siegfried nel passo a tre del cigno nero, andrà il riconoscimento speciale del Premio Monini Una Finestra su Due Mondi. Mentre vincitrice di questa sesta edizione del Premio è Juliette Gréco. Sarà lei, la sublime musa dell’esistenzialismo francese, ad affacciarsi per salutare il pubblico dalla finestra di casa Menotti, in quel gesto che fu del Maestro e che ogni anno viene rinnovato da uno dei più grandi protagonisti della scena internazionale. Al Festival di quest’anno, la Gréco regala “merci”, il recital d’addio alle scene di quest’impareggiabile interprete delle più belle canzoni di Jacques Brel e dei grandi versi di Queneau, Sartre e Prévert.

Teatro, poesia, musica si mescolano. I confini fra le arti si sfumano e scompaiono. In Il mare è blu, lo spettacolo che Adriana Asti dedica all’opera di Bertolt Brecht, teatro, poesia, canzoni, frammenti, osservazioni lancinanti sul mondo e l’arte costruiscono una vera e propria biografia letteraria.
Letter to a man, altro progetto commissionato dal Festival, è un’opera teatrale tratta dai Diari di Vaslav Nijinsky, interpretata da Mikhail Baryshnikov e ideata e diretta da Robert Wilson. Qui i movimenti, il testo, le luci, lo spazio e la musica sono parti uguali della stessa composizione poetica. Perché, come Wilson afferma: "tutto il teatro è danza".

A Spoleto trovano spazio linguaggi e forme espressive classiche come contemporanee. Così nella musica si spazia dai Concerti di Mezzogiorno, nella Chiesa di Sant’Eufemia e quelli serali nel Chiostro di San Nicolò tutti dedicati a Beethoven e ai suoi contemporanei messi in ombra dalla sua gigantesca figura, alle concerto La Dolce vita che con musiche di Nino Rota, Ennio Morricone, Luis Bacalov, Nicola Piovani tributa il più prestigioso omaggio mai realizzato per le colonne sonore del cinema italiano.
Grandi classici, ma nuove letture per l’opera e il gran concerto finale in piazza Duomo che propone due sinfonie immortali, l’Incompiuta di Shubert e la n.4 di Brahms, eseguite dall’orchestra giovanile italiana di Fiesole diretta da Jeffrey Tate, uno fra i più ricercati direttori sulla scena internazionale.
Mentre l’attesissima nuova produzione del Così Fan Tutte di Mozart, con la regia di Giorgio Ferrara, inaugurerà il Festival.

Tutto qui è espresso ai massimi livelli di eccellenza. A cominciare dal manifesto disegnato da Botero il grande artista colombiano. E sue sono le 48 grandi sculture in gesso esposte nella cappella Palatina di San Ponziano, nel Palazzo comunale, nella Sala dello Spagna e nella Sala dei Duchi, una mostra che è forse la più ampia sintesi della sua attività scultorea.

A Pier Paolo Pasolini, a 40 anni dalla sua tragica morte, sono dedicate due nuove produzioni: il Porcile, per la regia di Valerio Binasco e Il Vantone, con Ninetto Davoli. Una traduzione forse poco nota di una commedia di Plauto che il grande intellettuale tradusse in romanesco regalandoci una graffiante e quasi farsesca “commedia sociale”.

Sono proprio i grandi temi sociali e d’attualità al centro dell’attenzione delle conversazioni di Paolo Mieli e delle interviste ai suoi ospiti. E l’Europa, la sua identità, le sue contraddizioni sono il fulcro del monologo di Bernard-Henri Lévy. Hotel Europe è una sorta di flusso di coscienza sulle due ore in cui il filosofo francese prepara il suo discorso sull’Europa, “c’è tutto quello che gli passa per la testa, cose lievi e gravi insieme, un concetto filosofico di Heidegger e il sorriso di una donna amata, finché ha un’illuminazione che lo fa uscire dall’impasse”.

Kamp, della compagnia olandese Hotel Modern theatre company, utilizza un modellino in scala del campo di Auschwitz per vedere il mondo da una macroprospettiva. Un approccio teatrale unico: un’enorme plastico in scena in cui gli attori, come giganti, muovono piccoli puppets per rappresentare il più grande omicidio di massa della storia, commesso in una città costruita appositamente.

In scena anche i classici della letteratura del primo novecento: I duellanti di Joseph Conrad, “un capolavoro dell’assurdo, su come i fili della vita e del destino sfuggano di mano e sopravanzino ogni buon senso e prevedibilità”, ma anche un lavoro sull’avversario e sul diventare adulti perché “l’avversario più feroce lo hai dentro di te e non riesci a liberartene”. E a distanza di un secolo la stessa ricerca di se stessi, ma un opposto smarrimento: Fumo Blu, la MaMa Umbria International, è lo spaccato delle vite di due trentenni dei nostri giorni che non riescono a dare una svolta alla loro vita immersi in questo “fumo blu” una nebbia immaginaria che patina lo sguardo e lo spirito, nasconde l’orizzonte.

Arte e bellezza non conoscono limiti. Spazio e tempo non le contengono. Classicità e contemporaneità in questo Festival s’incontrano, s’intrecciano, dialogano arricchendo i messaggi e le emozioni di nuovi significati.
Così nella nuda basilica paleocristiana di San Salvatore, sfilano come in corteo i personaggi dei Dubliners di Joyce, nello spettacolo ideato e diretto da Giancarlo Sepe. Nel Teatro Romano danzerà, lieve, nelle coreografie originali di Roland Petit, Eleonora Abbagnato, étoile all’Opéra de Paris. E, poche sere dopo, Sara Baras travolgerà il pubblico col suo flamenco e la sua passione. Mentre al Teatro La MaMa Umbria, sede italiana del grande teatro sperimentale di New York, un gruppo di giovanissimi artisti promotori di nuove forme di street art contemporanea, si esibiranno in uno spettacolo di “danza urbana” che si interroga su che cosa significa pregare.
Nel teatro di San Nicolò, la divertente e folle troupe russa dei Semianyki, clown e mimi di grande tradizione, ci conducono in un lungo viaggio in treno che attraversa un universo fantastico, vicino a quello di Gogol.
Nei giardini della casina dell’ippocastano, Astad Deebo, un nome che è sinonimo di Danza Contemporanea Indiana, celebra una performance rituale che richiama lo spirito della natura e ci esorta a rispettare la terra. Mentre al Teatro Nuovo, Karima Skalli e l’Asil Ensemble si esibiscono in un concerto di musica Sufi con tre Burda, cicli di canzoni che coniugano poesia e musica, ispirati ai più grandi compositori e poeti arabi di tutti i secoli.

Ancora una volta Spoleto ci appassiona e ci stupisce. Ancora una volta… con le parole di Juliette Gréco diciamo “merci”:

Ancora una volta
In piedi nell’oscurità
Le mani gelide giunte
Ascoltare il sipario che si alza
Ancora una volta
Avanzare lentamente nella luce
Incontro a voi
Ancora una volta
Sono con voi! Il tempo si ferma

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