Festa Monini: Colori, suoni e sapori dell'Umbria

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il Trebbiano spoletino

Sapori d'Umbria
31 Luglio 2015

il Trebbiano spoletino




Una nuova stagione d’eccellenza per un antico vitigno della valle che da Trevi va verso Spoleto.

“Una buona cena a base di trote del Clitunno innaffiate di Trebbiano, il vino bianco che nella regione spoletina ha un bel color d’ambra dorata, arriva talora a tredici gradi e, appena spillato dalla botte, è fresco e frizzante”. Sono parole di Giosuè Carducci che della bella valle di Spoleto apprezzò non solo le romanticissime “fonti del Clitumnio”, ma anche la buona tavola e l’ottimo vino.

Del resto, anche se per troppi secoli una colpevole trascuratezza aveva quasi dimenticato gli ottimi vitigni autoctoni della regione, del loro valore enologico, ma anche economico, erano ben consapevoli persino gli antichi.
Del bianco di Spoleto ne parla Plinio che ne classifica i vitigni, Marziale lo dichiara di molto superiore a noti bianchi dell’epoca e anche l’erudito greco Ateneo ne esalta il gusto, il colore simile all’oro e la “soavità”.
Nei secoli successivi i monaci ebbero un ruolo importante nel mantenere viva la coltura della vite, l’arte e la produzione vinicola, commercialmente così importante da rappresentare un sicuro gettito per le casse dei diversi poteri locali, non ultimo lo Stato Pontificio come dimostrano le numerose leggi, norme, statuti e soprattutto tasse, a riguardo.

Ma è solo negli ultimi decenni che alcuni enologi insieme a produttori lungimiranti hanno intrapreso un virtuosissimo percorso di riscoperta e valorizzazione dei pregiati vitigni che fecero un tempo la fortuna di queste terre e che ancora ne arricchiscono e addolciscono lo stupendo paesaggio.

Il primo fulgido esempio di tanta cura e appassionata abnegazione è l’ormai notissimo Sagrantino di Montefalco, un vitigno in questo caso non esattamente autoctono, ma importato forse dal vicino Oriente dai benedettini che lo coltivarono nei loro primi monasteri.
Quest’eccellentissimo vino DOGC ha raggiunto livelli di qualità riconosciuti anche a livello internazionale e la sua produzione nel giro di meno di vent’anni si è quintuplicata.

Ma ora, la grande maestria delle migliori cantine della zona si esprime soprattutto nell’abile riscoperta e vinificazione del raro Trebbiano Spoletino.
Il vitigno, coltivato da sempre nella pianura di Spoleto, è amato dagli agricoltori per le sue buone qualità: sicuramente forte, resistente a malattie, di notevole vigoria e abbondante produzione.
Ma il suo vino, che nelle altre zone dell’Umbria chiamavano lo Spoletino, nel tempo era stato declassato a vino da tavola.

Al contrario si tratta di un vino dal bel colore paglierino con riflessi vagamente verdolini, dall’aroma gradevole e delicato, con alcune note di erbe aromatiche e di agrumi. Un vino fresco, piacevolmente fruttato, ma complesso e con buona ed elegante persistenza e, come pochi e rari bianchi, con una straordinaria capacità di evoluzione nel tempo.
Un bianco, quindi, non certo di facile beva, ma da servire con orgoglio perché vanta un ampio spettro gustativo, è fresco e sapido al palato e ben si presta anche all’invecchiamento. Si accompagna bene a piatti di pesce, ma anche a carni bianche o primi piatti, affettati o salumi.
Da assaporare piacevolmente, anche dopo qualche anno di cantina, in un calice con apertura media, perfetto per i vini di medio corpo che necessitano di una media ossigenazione per aprirsi e per esaltare tutti i loro aromi.

A rendere particolarmente nobili, rare e ricercati alcune particolari bottiglie di quest’ottimo bianco ha sicuramente concorso anche la meritevole attività di alcune cantine che dopo un fruttuoso e lungo lavoro di ricerca, hanno riportato alla produzione alcuni esemplari di vite di 80, 90 e perfino 100 anni. A pensarci bene, una cosa strabiliante: piante che “hanno vissuto” le due guerre mondiali! e che si presentavano in una particolare forma, tradizionale per questo vitigno e in questa zona: la vite maritata all’acero. Ricreare questa forma storica di coltivazione è stata un vera sfida, ma la pazienza e la competenza di questi viticoltori, affiancati dall’esperto parere di autorevoli professori universitari, hanno permesso di raggiungere risultati d’eccellenza insperati.

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