Festa Monini: Colori, suoni e sapori dell'Umbria

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Le porte della misericordia

Terre d'Umbria
14 Marzo 2016

Le porte della misericordia




Un pellegrinaggio, tra fede ed estasi artistica, fra i più affascinanti e significativi luoghi di culto della regione.

Rimangono aperte fino al termine dell’anno santo e poi murate di nuovo. Sono le porte delle basiliche che offrono ai fedeli un percorso straordinario verso la salvezza. Luoghi di transito verso il “bene” che nell’anno della misericordia sono state aperte in ogni diocesi. Possono essere nelle cattedrali o in una chiesa di speciale significato, in antichi santuari o presso silenziosi conventi, perché questo Giubileo è diffuso in ogni chiesa, in ogni luogo.

E fra tutti i luoghi del mondo, sono pochi quelli che come l’Umbria portano in sé tante memorie di eventi miracolosi, tante testimonianze di un’antica fede, tante tracce di romiti eremi sprofondati in scenari naturali che paiono creati solo per la più pura contemplazione e il misticismo. È il cuore dell’Umbria, quell’angolo di mondo che sta fra Assisi, Norcia e Spoleto che chiamano “il triangolo della spiritualità”. Terra di santi ed eremiti: patria di San Benedetto, Santa Scolastica, Santa Rita… e San Francesco. Una tappa irrinunciabile nell’anno santo.

Irrinunciabile perché ad Assisi si celebra anche un altro Giubileo, quello del perdono. Il 2016 coincide, infatti, con l’ottavo centenario di un singolarissimo privilegio d’indulgenza che San Francesco chiese e ottenne da papa Onorio III dopo che, in una notte del 1216 mentre era raccolto in preghiera alla Porziuncola, gli apparvero, sopra l’altare e circonfusi di luce vivissima, Cristo e sua Madre Maria. A loro Francesco chiese che “tutti coloro che, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, ottengano ampio e generoso perdono”. E fu così che da allora, per quasi 8 secoli, la Porziuncola -la piccola chiesa nella chiesa (S. Maria degli Angeli) dove nacque la prima comunità francescana- ha continuato ad essere meta di pellegrinaggio per milioni e milioni di fedeli.

Ma oltre a questo luogo simbolo di perdono e misericordia, oltre a questa “porta sempre aperta” della Porziuncola, quest’anno nella regione di Porte Sante se ne sono aperte molte altre. Tutte cariche di significato, di storia, tutte impreziosite da grandi opere dell’arte e dell’ingegno umano, tutte in luoghi meravigliosi. Tutte associate a “cammini”, o se vogliamo pellegrinaggi a piedi, di intensa spiritualità e profondo fascino.

Ad Assisi, la porta santa si apre sulla cattedrale romanica di San Ruffino, che fin dalla sua antica facciata dagli elaborati rosoni e dalla ricca ornamentazione di tralci, figure allegoriche e animali mostruosi, ci rimanda ad un passato lontano e ad una religiosità austera, ma carica di simboli e significati. Anche il maestoso campanile appartiene alla struttura originaria, così come la suggestiva cripta e il fonte battesimale, dove sembra siano stati battezzati S.Francesco e Santa Chiara.
Una giornata qui sarà sicuramente un’esperienza profonda e vivificante. Sia per i credenti, che potranno anche seguire il cammino che ripercorre i più significativi luoghi francescani come San Damiano, la sala della Spogliazione, la tomba di San Francesco, Istituto Serafico, la Porziuncola nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e il Tugurio nella chiesa di Rivotorto. Sia i non credenti che oltre a scoprire il fascino mistico di questi luoghi potranno godere di un gioiello unico come la basilica di San Francesco, uno dei maggiori templi della cristianità, ma anche uno dei tesori più rari dell’arte di ogni tempo, scrigno e geloso custode di capolavori assoluti come gli affreschi di Giotto, di Cimabue, di Lorenzetti o di Simone Martini.

Altrettanto prezioso e affascinante è il Duomo di Spoleto, coevo alla cattedrale di Assisi e, come questa, ammirevole esempio del romanico umbro. Anche qui si è aperta, il passato 13 dicembre, una porta santa. È sulla sinistra della meravigliosa facciata a capanna della basilica che, arricchita da un magnifico portale e un poderoso campanile, appare fin dal lato opposto della grande piazza con un impatto visivo di straordinaria potenza e suggestione.
Raggiungerla, attraversando il mirabile spazio scenico, scendendo prima lungo l’ampia e distesa scalinata, inoltrandosi poi fra le storiche ed eleganti architetture che lo delimitano fino addentrarsi sotto l’elegante portico rinascimentale, è di per sé un’emozione. Immergersi poi, nell’intimità della chiesa o scoprirne i capolavori e gli affreschi del Pinturicchio e di Filippo Lippi non potrà che rivelarsi un’ulteriore indimenticabile esperienza.
Eccelsa opera dell’uomo e sublime natura, quella che nutre e pervade Spoleto. Chi verrà qui, pellegrino o visitatore, non potrà non inoltrarsi oltre la Rocca, verso il Monte Luco, fino a quel bosco di lecci secolari, sacro anche ai romani e abitato da eremiti fin dai primi secoli della cristianità, che il poverello di Assisi scelse come suo più romito rifugio. “Non vidi mai nulla di più piacevole della mia valle spoletina” disse. E qui usava ritirarsi in solitudine, preghiera e contemplazione.

Poco lontano, a Montefalco di Spoleto, nel verde della pianura Spoletina, accanto ad un’oasi di spiritualità, anche il santuario della Madonna della Stella ha aperto la sua porta santa. E a Roccaporena, nel cuore della Valnerina, in uno splendido territorio dove la natura è ancora intatta e s’intrecciano valli profonde attraversate da rapidi torrenti con altipiani costellati di piccoli borghi, nel luogo dove nacque e visse Santa Rita da Cascia, sorge un santuario che, come la basilica della vicina Cascia, ha aperto in quest’anno santo la sua porta della misericordia per accogliere i fedeli in una abbraccio di perdono.
Questa incredibile valle che ha dato i natali a così tanti santi, che è stata scelta nei secoli come dimora da innumerevoli asceti, mantiene ancora oggi intatta la sua intima e profonda grazia e intensa bellezza, tanto da essere qualificata dall’Unione Europea come “luogo dello spirito”. Dedicare qualche giorno alla sua visita, percorrerla a piedi, viverla nella pienezza della sua natura, significa regalare a noi stessi momenti di reale serenità e, forse anche di profonda, ma pacata e rigenerante meditazione.

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