Festa Monini: Colori, suoni e sapori dell'Umbria

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Ed è di nuovo Festival

Terre d'Umbria
29 Maggio 2014

Ed è di nuovo Festival




Dal 27 giugno al 13 luglio, rinasce a Spoleto la magia della città-teatro.

Le più preziose eredità del secolo scorso convivono con le più innovative e stimolanti proposte del panorama culturale internazionale di questi nostri anni intensi e travagliati. È il Festival dei 2Mondi che, ancora una volta, fa di Spoleto, lo storico luogo d’incontro fra culture diverse per provenienza e linguaggi, un punto di osservazione privilegiato sulla contemporaneità più fremente e dinamica.

La bella città umbra, culla della tradizione italiana delle arti e delle botteghe, si conferma come prestigiosa ribalta internazionale che offre infinite occasioni di spettacolo. I teatri, la bianca Rocca Albornoziana che si staglia contro il verde intenso del Monte Luco, i bei palazzi gentilizi, le stradine strette e ripide che improvvisamente si aprono su scenografiche piazze… Ogni via, ogni edificio, ogni chiostro, ogni cortile diventano le quinte di un unico grande spazio scenico che continua ad arricchirsi di nuove suggestioni.

Qui si celebra l’arte in tutte le sue forme, dalla musica alla danza, dalla lirica al teatro, dalla prosa all’arte contemporanea, dalle rassegne cinematografiche ai convegni e gli incontri con i grandi della cultura del nostro tempo.
Alla sua 57ma edizione, e per la settima volta con la direzione artistica di Giorgio Ferrara, il Festival mantiene fede alla promessa originale del compianto maestro Menotti, di essere un’”officina di cultura”, un laboratorio sperimentale fecondo e attento a tutto ciò che c’è di nuovo e profondo nel panorama culturale globale e una vetrina per giovani talenti.

Si apre con l’opera…
Anche quest’anno sarà l’orchestra “LaVerdi” di Milano, sotto la guida di John Axelrod, a inaugurare il festival con un trittico di opere brevi: La morte di Cleopatra di Beriotz, La dama di Montecarlo di Poulenc e Erwartung di Schoenberg.
Tre autori diversi, musiche struggenti e profonde che tracciano, come dichiara il regista Frédéric Fisbach, “un passaggio intenso e sottile, attraverso la storia della musica del 19° e del 20° secolo”.
Tre brani musicali, tre cantate emozionanti e commoventi, talvolta convulse e sgomente, che raccontano gli ultimi istanti di tre eroine tragiche, tre donne -una matura, una vecchia e una giovane- di fronte all’abisso.

… e col grande teatro
Nella stessa sera, poco lontano, al Caio Melisso, l’inaugurazione della kermesse teatrale con la grande Adriana Asti che interpreta Strinberg. Danza di morte, un testo illustre, considerato l’archetipo di tanto teatro moderno, messo in scena da Luca Ronconi che per la sesta volta torna a Spoleto con un’importante produzione originale che vede il Festival e il Teatro Metastasio Stabile della Toscana collaborare con il Mittelfest.

 

Un programma intenso e stimolante
Moltissime e vaste le suggestioni che vengono da questa importante sezione del festival. Si va da Psychosis di Sarah Kane con la sua progressiva disintegrazione della struttura drammatica e le sue voci “destrutturate”, all’impegno politico del Belarus Free Theatre, uno dei gruppi di teatro più interessanti e premiati del panorama artistico europeo. Dall’attesissimo ritorno di Robert Wilson con un imperdibile Peter Pan messo in scena dal Berliner Ensemble, a Quai Ouest, un testo graffiante e tragico che annuncia inequivocabilmente la fine della nostra civiltà.
Da Tim Robbins che con l’Actors’ Gang mette in scena Shakespeare alla celebrazione del centenario dell’opera di Joyce con The Dubliners in scena nella meravigliosa chiesa di San Salvatore.
Dai racconti delle donne bosniache nella perfomance di musica e teatro del apprezzatissimo DAH Theatre di Belgrado, a Love Letters di A. R. Gurney, finalista del premio Pulitzer per il teatro, interpretato da uno straordinario Gérard Depardieu e Anouk Aimée.
Dal one man show ironico, divertente e pieno di energia di Luca Barbareschi alle proposte più meritevoli di giovani attori e registi europei.
Da quel mix di inconfondibile garbo, ironia, arguzia della nostra Franca Valeri (Il cambio dei cavalli) alla meravigliosa lettura che di alcuni scritti di Sade dà Isabelle Huppert.

A passo di danza nel teatro romano
È nella splendida cornice del teatro romano che avranno luogo le performance di danza, una delle più antiche fra le arti sceniche, la pura espressione del corpo in movimento; forse la più sensuale delle arti, che è anche rituale, preghiera, relazione con lo spazio, con le persone, col mondo. È il profondo impulso al movimento, espressione della più intima energia alla vita. Presente fin dalle primissime edizioni, la danza è una delle anime di questo imperdibile appuntamento con la cultura del mondo e sono davvero d’eccellenza gli spettacoli in programma quest’anno che vedono, come negli anni passati, il sostegno della famiglia Monini, official sponsor della manifestazione.

Paul Taylor, il grande coreografo fondatore e icona dominante della danza moderna americana, propone due serate che si annunciano indimenticabili. Sulle musiche di Händel, Shubert, ma anche Poulenc, Foster e Astor Piazzolla i danzatori alterneranno danze d’amore di lirica bellezza e armonia ai movimenti di una danza frenetica che lascia senza fiato. Dalle rappresentazioni dell’America del 19° secolo alle coreografie sofferte che raccontano un’umanità afflitta e corpi martoriati.
Fino ad arrivare a un’esplorazione tutta tayloriana dell’essenza del tango, del suo sentimento profondo e della sua energia.

Il San Francisco Ballet, la compagnia americana definita “tesoro nazionale” dal New York Times, presenterà uno spettacolo in prima esclusiva italiana. Su musiche di Moszkowsky, Britten, Strauss si alterneranno in prima assoluta mondiale le coreografie, Frederich Ashton, Alexei Ratmansky e Hans Van Mannen. E in conclusione, una pietra miliare del loro enorme repertorio 7 for eight un’impareggiabile coreografia di Helgi Tomasson su musiche di Bach.
Ma oltre ai “grandi vecchi”, semmai si possa dire vecchi queste icone del nostro tempo, oltre a loro ci sono i giovani emergenti che uniscono intelligenza e competenza a passione e sensibilità artistica e culturale; professionisti di talento, vincitori dei più importanti concorsi, saranno i protagonisti del Galà internazionale di Danza organizzato dall’International Dance Competition Città di Spoleto.

Arte, spettacoli ed eventi
Ma Spoleto significa anche mostre curate da Achille Bonito Oliva, e "sconfinamenti" tra le arti. In particolare, alla relazione tra arti visive e danza sono dedicati gli spazi della splendida Rocca di Albornoz che saranno trasformati in un laboratorio creativo e pulsante confermando la vocazione del festival a essere fucina di creazione e non solo prestigiosa vetrina internazionale.
E poi gli eventi tanti e diversi, impossibile citarli tutti, che vedranno la partecipazione di ospiti importanti e famosi -Paolo Mieli, Corrado Augias, Ernesto Galli della Loggia-, ma anche il protagonismo di chi spesso non ha voce, il mondo della scuola, i detenuti della Casa di Reclusione di Maiano di Spoleto.

… e infine la musica
Anima del festival di Menotti, la musica mantiene anche oggi, sotto la direzione di Giorgio Ferrara, il suo ruolo fondamentale. Lo conferma l’intenso programma di concerti. Il Maestro Riccardo Muti dirigerà il Concerto per pianoforte e orchestra in do minore n. 3 op. 37 di Beethoven e la Sinfonia n.4 di Schubert
Nel suggestivo spazio del chiostro di San Nicolò, i giovani musicisti del Conservatorio di Perugia, proporranno otto concerti che spaziano fra gli stili, i linguaggi e i secoli. Mentre il ciclo dei concerti di mezzogiorno sarà dedicato a Chopin e dintorni, un percorso di approfondimento e di grande fascino sull’opera del musicista dell’ottocento. Non mancheranno un omaggio a Menotti, un trio d’archi che interpreta Bach, una rassegna organistica, un excursus nel jazz con la Tribunal Mist Jazz Band e nella musica leggere con Bennato, nel mondo delle percussioni con il giapponese Leonard Eto, o in quello della lirica, né si dimentica la ricerca di proposte innovative ed esplorative dei nuovi modi di fare e scrivere musica -Weather.
Infine il grande concerto diretto dall’estroso e coinvolgente Wayne Marshall, uno dei più rinomati interpreti delle musiche di Gershwin e Berstein, che nella bellissima piazza del Duomo conclude il Festival accompagnandoci in un affascinante viaggio nel “Musical americano degli anni quaranta e cinquanta”.

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