Festa Monini: Colori, suoni e sapori dell'Umbria

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I sentieri dell'anima

Terre d'Umbria
30 Novembre 2015

I sentieri dell'anima




Insieme ad un grande fotografo americano, lungo le strade di un’antica e intensa spiritualità.

“Dobbiamo ascoltare il silenzio, se vogliamo sentire l’anima commuoversi”. Sono parole di Madre Teresa di Calcutta, le stesse scelte da Steve Mc Curry, il grande fotografo americano, per introdurre alla lettura della sua esperienza mistica dell’Umbria.
E, davvero, nei sovrumani silenzi delle placide valli umbre, negli infiniti spazi dei suoi orizzonti, nella profondissima quiete dei suoi sacri boschi ombrosi, non possiamo che commuoverci. È questa l’Umbria dell’anima, la terra dove nacque la spiritualità di San Francesco e San Benedetto, il cuore del monachesimo in occidente.

Seguiamo anche noi il percorso che il grande fotografo ci ha suggerito con le sue immagini. Tra abbazie, conventi, monasteri ed eremi che sembrano quasi nascere dal paesaggio, come naturale e serena espressione di una ritrovata pace tra gli uomini e la natura.

Si parte dalla Valnerina, la valle definita dalla UE “Luogo dello Spirito”. Dalle mura di Norcia si gode una splendida vista dell’ampia valle coi prati palustri dal verde splendente e vivo in ogni stagione, interrotti dai fitti boschi del poggio Valaccone e circondati dai monti lontani che la racchiudono a oriente e occidente.

E da Norcia, la città di San Benedetto e Santa Scolastica, dirigendosi verso il Nera e seguendone il corso, si scende verso Sant’Anatolia di Narco. Qui, la piccola abbazia dei Santi Mauro e Felice con l’annesso piccolo monastero, sorge isolata nei pressi di Castel San Felice, piccolo e antico borgo fortificato arroccato sula sommità di un colle a guardia di un ponte sul Nera. La chiesa fu costruita dai benedettini nel XII secolo, dopo la bonifica delle paludi circostanti, sul sepolcro di un santo eremita proveniente dalla Siria.
È un mirabile esempio di architettura romanica spoletina. In pietra è la splendida facciata, in pietra il pavimento, in pietra e legno il suo interno ad una sola navata. Sulle pareti alcuni, pochi, affreschi. Sotto il presbiterio, un cripta sorretta da un’unica colonna centrale di epoca romana. Accanto alla chiesa, un piccolo chiostro e una massiccia torre campanaria ricavata dal torrione di difesa della primitiva abbazia medievale. Essenziale. Intima. Emozionante.

Si scende poi verso Scheggino, un piccolo borgo, anzi un castello di pendio a forma triangolare sulla riva sinistra del fiume. La si attraversa, e poco prima di Ferentillo, si sale, lungo la via del monastero, per una strada sinuosa che si snoda fra fitti boschi di lecci e roverelle fino alla bellissima abbazia di San Pietro in Valle. Di questa, Steve McCurry ci ha regalato splendide immagini che raccontano come arte e natura qui convivano in un’armonia millenaria. L’edificio originario fu edificato nel 720 sul luogo di un precedente eremo. Incursioni saracene lo danneggiarono, ma durante l’XI sec. fu ricostruito e rimane ora tra le testimonianze più significative dell’arte dell’alto medioevo nell’Italia centrale. Accanto alla chiesa, il convento, ormai divenuto residenza storica, un bel chiostro e un campanile del XII secolo eretto in forme di importazione longobarda.
All’interno, un ciclo d’affreschi del maestro di Eggi; l’altare maggiore, raro reperto di arte longobarda; e il sarcofago di Faroaldo II, un’urna romana che dicono raccolga le spoglie del fondatore del monastero. Tutte testimoniane dell’importanza e della cura che fin da secoli lontani fu attribuita a questo luogo di culto e preghiera, immerso nella rigogliosa vegetazione che riveste tutta la valle.

Tornati sulla strada della Valnerina, ci si dirige a nord verso Foligno e qui, a pochi kilometri dalla città, continuando a salire per la strada boscosa oltre il convento francescano di S. Bartolomeo, si raggiunge la solitaria Abbazia di Sassovivo.
Le solide e chiare architetture della basilica, isolata su uno sperone di roccia, emergono fra il verde intenso di una lecceta secolare, tra le più antiche dell’intera regione. Vicino, una sorgente d’acqua minerale pura e cristallina e un sentiero che si dipana nel bosco fra lecci, ginepro e pino d’Aleppo.
Da qui la vista si allarga su tutta la valle umbra. Il silenzio della natura ti avvolge e il cuore si riscopre in armonia con il creato. Un luogo magico.
Fu un centro importante: all’inizio del ‘200 dipendevano da Sassovivo 92 monasteri, 41 chiese e 7 ospedali. Oggi, nell’incantevole monastero annesso all’abbazia vive una comunità di monaci e qui, tra le bianche architetture romaniche del prezioso portico, McCurry ha “rubato” emozionanti immagini della loro quotidianità.

Proseguendo lungo la via di San Francesco verso Assisi, si passa per Spello, la splendida, adagiata su uno sperone del monte Subasio. La strada è breve. Poche decine di kilometri in macchina, ma il paesaggio è talmente bello, armonico, ordinato fra vigneti, olivi, macchie di verde più intenso e terre coltivate che, se la stagione lo consente, è piacevolissimo da percorrere in bicicletta seguendo la strada che da Spello taglia a mezza costa la montagna e scorre in mezzo ad uno stupendo uliveto.

La Basilica di San Francesco e l’eremo delle Carceri, inconfondibili, si stagliano sullo sfondo del paesaggio che sembra emanare tutt’intorno una placida e serena armonia in una rarissima fusione tra l’opera dell’uomo e la bellezza della natura.
Steve McCurry fotografa Assisi da lontano, “quasi per non voler disturbare la quiete della città della Pace”. Si ferma però alla Porziuncola, la piccola chiesa allora immersa nella boscaglia, fondata da eremiti provenienti dalla Palestina e cara a San Francesco che qui fondò il suo ordine.

E infine, si prosegue verso nord, oltre Perugia, attraverso la piana coltivata verso città di Castello, nell’incanto della campagna altotiberina, per raggiungere l’antichissimo complesso monastico di Montelabate. Le imponenti, ma semplici forme romanico-gotiche della chiesa di Santa Maria ne testimoniano l’antica potenza. Siamo nell’XI secolo, alle origini degli insediamenti benedettini. All’interno la chiesa custodisce ancora le testimonianze di una fede che nutrì un’arte eccelsa. Intorno, una natura silenziosa, che sembra quasi dipinta dal più delicato pennello, invita alla meditazione e al silenzio.

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