Fabio Chiappini
Un tesoro da condividere
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Fabio Chiappini è il responsabile del Frantoio del Poggiolo.

Affascinato dai frantoi dei nonni, da sempre dediti alla produzione dell’olio extravergine di oliva, fin da bambino coltiva l’interesse per questo prezioso frutto della natura.

Conosciuti i Monini a metà degli anni Novanta, nel 2003 Fabio accoglie con favore la loro proposta di entrare nell’azienda di famiglia, dove oggi segue un po’ tutte le fasi agronomiche del frantoio, dalla potatura alla concimazione, alla preservazione del terreno, alla campagna olivicola, senza tuttavia trascurare le visite guidate e i corsi di degustazione, in Italia e all’estero. A proposito di questi, ci racconta un divertente episodio accaduto durante la visita di alcuni turisti stranieri.

PER ME L’OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA NON È UNA COSA NORMALE, È UN AMORE.

Oltre ai corsi rivolti agli adulti, spesso Fabio è chiamato ad accogliere anche le scolaresche dell’asilo e delle elementari in visita all’azienda; bambini che nella sua mente associa alle piantine di olivo appena seminate, accompagnate da un tutore per crescere al meglio.

Memore della sua infanzia nei campi in compagnia dei nonni, si rivolge loro con gioco e divertimento, per esempio presentando i tre nemici dell’olio: luce, ossigeno e calore.

IL COINVOLGIMENTO CREA LA CONSAPEVOLEZZA E LA PASSIONE.

Oggi il livello qualitativo dell’olio si è innalzato grazie agli studi, all’innovazione e alla tecnologia che hanno permesso all’uomo di prestare maggiore attenzione in ogni passaggio e nei tanti parametri che possono compromettere la qualità finale del prodotto. Al frantoio, prosegue poi, il segreto di un buon olio è che proviene da buone olive. Così, anche un semplice cucchiaio di un buon extravergine è sufficiente a valorizzare un piatto; al contrario, aggiunge, un extravergine scadente può rovinare quel piatto. Questa è una consapevolezza che Fabio cerca di trasmettere a consumatori, distributori e ristoratori.

L’OLIO OGGI È MOLTO PIÙ BUONO RISPETTO A VENT’ANNI FA.

Spesso gli olivicoltori sono legati a certe tradizioni che in qualche caso si rivelano cattive abitudini tramandate dalle generazioni passate, che vanno corrette.

In teoria, l’olio buono si può fare in tutto il mondo, basta avere consapevolezza e rispetto delle famose sette regole d’oro, ovvero i sette passaggi da seguire per ottenere un extravergine di oliva di qualità. Inoltre, quando si parla di olio non esiste un’area di provenienza migliore di un’altra. Gli oli buoni sono quelli fatti bene, e possono essere italiani come di altre parti del mondo.

LA CONOSCENZA È LA PRIMA PROMOTRICE DELLA QUALITÀ.

Sul mercato internazionale l’olio extravergine italiano è molto appetibile, poiché da sempre gli sono riconosciuti i valori della biodiversità e dell’eccellenza. Tuttavia, a causa di diversi fattori, tra cui il clima, la conformazione del territorio e la mancanza di investimenti appropriati, capita che l’olio non possa essere venduto in quantità soddisfacente rispetto alla richiesta del mercato. Nel 2016, per esempio, l’Italia è stata soggetta a una campagna olivicola molto scarsa, producendo un settimo di quanto è riuscita a ottenere la Spagna. Per questo motivo Monini si rivolge anche ad altri paesi, selezionando pur sempre una materia prima di qualità e dalle caratteristiche eccellenti.

GLI ITALIANI SONO VISTI COME GLI STILISTI DELL’OLIO, SANNO VESTIRLO E RACCONTARLO.
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